Guida · SEO e GEO

Rifare il sito senza perdere Google: la checklist

Un sito rifatto perde posizioni quando cambiano gli indirizzi delle pagine e nessuno dice a Google dove sono finite. Con una mappa degli URL, redirect 301 provati prima del lancio e qualche settimana di controlli, la migrazione si fa senza perdite evitabili.

Di Marco PappalardoPubblicata 4 ottobre 2026Lettura 8 minuti

Una lista di controllo spuntata in giallo su una cartellina, accanto a un portatile con il wireframe di un sito
01 / In sintesi

In sintesi.

  1. Una migrazione SEO è il passaggio di un sito a nuovi indirizzi, a una nuova piattaforma o a un nuovo dominio senza perdere ciò che Google sa delle vecchie pagine.
  2. Ogni vecchio indirizzo che ha un equivalente va portato con un redirect 301 alla pagina nuova più vicina per argomento, in un solo passaggio.
  3. Google chiede di tenere attivi i redirect il più a lungo possibile, in genere almeno un anno.
  4. Per un sito piccolo o medio lo spostamento richiede alcune settimane, e oscillazioni temporanee delle posizioni sono normali (Google Search Central, agosto 2026).
  5. L'ambiente di prova va chiuso con noindex o password, non con il solo robots.txt; al lancio i blocchi vanno tolti, altrimenti il sito nuovo resta fuori dall'indice.

Che cos'è una migrazione SEO

Si parla di migrazione SEO, o migrazione di un sito web, ogni volta che un cambiamento può far perdere a Google il filo tra le vecchie pagine e le nuove: rifai il sito, cambi piattaforma, riorganizzi le sezioni, passi a un altro dominio.

Il rischio vero è il cambio degli indirizzi. Se gli URL restano identici e cambi solo l'hosting, il rischio è molto più basso. Se gli URL cambiano, ogni pagina vecchia deve portare alla sua erede, altrimenti il lavoro accumulato negli anni si perde.

Contano anche i contenuti. I redirect trasferiscono i segnali, ma se nel nuovo sito cambiano testi, titoli e link interni, cambia anche quello che Google valuta. Rifare la grafica non è mai solo rifare la grafica.

Perché un sito rifatto perde posizioni

  • Indirizzi cambiati senza redirect: le vecchie pagine rispondono 404 e Google le toglie dall'indice.
  • Tutto mandato alla home: molti vecchi URL verso una pagina non pertinente possono essere trattati come soft 404.
  • Contenuti tagliati: pagine che portavano visite sparite o accorpate senza criterio.
  • Link interni rotti: menu e testi che puntano ancora ai vecchi indirizzi.
  • Blocchi dimenticati: noindex o robots.txt dell'ambiente di prova finiti in produzione.
  • Sito più lento: il nuovo pesa di più del vecchio.

Nessuno di questi è inevitabile. Sono tutti errori di preparazione, e si evitano con una lista di controllo.

Prima del lancio: inventario e mappa degli URL

Il primo passo è sapere quali indirizzi esistono. La sitemap non basta: Google conosce anche pagine vecchie, varianti e file che nella sitemap non ci sono.

Quando ho rifatto questo sito, la sitemap del vecchio elencava 93 indirizzi. Aggiungendo i rapporti di Search Console, quelli noti a Google erano 227 (ottobre 2026).

  • Sitemap del sito attuale.
  • Search Console: pagine con impressioni negli ultimi 16 mesi e rapporto sull'indicizzazione.
  • Analytics: pagine di ingresso.
  • Link esterni: le pagine che ricevono backlink.
  • Immagini e file: Google chiede di includere nella mappa anche immagini, video, script e fogli di stile.

Poi si costruisce la mappa: una riga per ogni vecchio indirizzo, con la destinazione nuova.

Vecchia paginaChe cosa fare
Ha un'equivalente nel nuovo sitoRedirect 301 alla pagina equivalente
È stata unita a un'altraRedirect 301 alla pagina che la sostituisce
Non ha più un equivalente404 o 410: per Google valgono lo stesso
Cambia solo per poco tempoRedirect 302, temporaneo
Schema delle tre fasi di una migrazione: prima (inventario degli URL, mappa dei redirect, prove chiuse ai motori), lancio (redirect 301, sitemap nuova, via il noindex), dopo (Search Console, errori 404, redirect per un anno)
Le tre fasi di una migrazione SEO: prima del lancio si prepara la mappa, al lancio si attivano i redirect, dopo si controlla e si tengono i redirect per almeno un anno.

Redirect 301: le regole

Un redirect è un'istruzione del server: chi chiede il vecchio indirizzo viene portato a quello nuovo. Il codice dice a Google come trattarlo.

CodiceTipoChe cosa fa Google
301, 308PermanenteMostra nei risultati la pagina di destinazione e la considera quella valida
302, 307TemporaneoContinua a mostrare la pagina di partenza
  • Un solo passaggio. Googlebot segue fino a 10 redirect in catena, ma Google consiglia di puntare direttamente alla destinazione finale e, se non si può, di non superare i tre.
  • Pagina per pagina. Ogni URL va alla pagina più vicina per argomento, non alla home.
  • Lato server. I redirect in JavaScript sono l'ultima scelta: la pagina va prima eseguita, e può non riuscire.
  • Almeno un anno. Google chiede di tenerli il più a lungo possibile.
  • Provati prima. La mappa si verifica tutta sull'ambiente di prova, non il giorno del lancio.

L'ambiente di prova, chiuso ai motori

Il nuovo sito si costruisce su un indirizzo di prova, e quell'indirizzo non deve finire su Google. Due regole:

  • Il robots.txt non basta a tenere una pagina fuori dall'indice: servono il noindex oppure una password.
  • Il noindex funziona solo se la pagina non è bloccata dal robots.txt, altrimenti Google non lo legge.

Attenzione

Il giorno del lancio noindex e blocchi vanno tolti. È un errore tipico: il sito nuovo è online, ma dice a Google di non indicizzarlo.

Il giorno del lancio

  • Redirect attivi e provati su tutta la lista, in un solo passaggio.
  • Noindex tolto, robots.txt di produzione, canonical sui nuovi indirizzi.
  • Link interni aggiornati: nessun link del sito passa da un redirect.
  • Pagina "non trovata" che risponde davvero 404.
  • Sitemap nuova inviata in Search Console, con la data dell'ultima modifica vera: Google la usa solo se è affidabile.
  • Misurazione delle visite attiva sul nuovo sito.

Se puoi, scegli un periodo di traffico basso. Se cambi anche dominio, dopo i redirect si usa lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console. Non serve per il passaggio a HTTPS, per www e non www o per pagine spostate dentro lo stesso dominio.

Dopo il lancio: cosa controllare e per quanto

Per un sito piccolo o medio servono in genere alcune settimane perché la maggior parte delle pagine risulti spostata. In questo periodo le posizioni possono oscillare: Google lo considera normale.

  • Ogni settimana, per un mese: rapporto "Indicizzazione delle pagine" di Search Console. I vecchi indirizzi devono passare a "Pagina con reindirizzamento".
  • Errori da cercare: "Non trovata (404)" e "Soft 404" su pagine che dovevano esserci.
  • Calo di pagine indicizzate senza errori: può essere un blocco rimasto: robots.txt, noindex o una pagina che chiede l'accesso.
  • Prestazioni: i Core Web Vitals sono "buoni" con il caricamento dell'elemento principale (LCP) entro 2,5 secondi, la risposta alle interazioni (INP) entro 200 millisecondi e la stabilità del layout (CLS) entro 0,1, sul 75% delle visite.
  • Vecchio dominio: se lo hai cambiato, continua a pagarlo per almeno un anno.

Consiglio

Salva i dati di partenza prima del lancio: posizioni, pagine indicizzate, visite. Senza un prima non si può dimostrare un dopo.

La checklist in dieci punti

  1. Elenco completo dei vecchi URL, da più fonti.
  2. Mappa: una destinazione per ogni indirizzo.
  3. Contenuti importanti riportati o migliorati, non tagliati.
  4. Ambiente di prova con noindex o password.
  5. Redirect 301 provati su tutta la mappa.
  6. Dati di partenza salvati.
  7. Lancio: via i blocchi, sitemap inviata.
  8. Link interni puliti.
  9. Controlli settimanali per un mese.
  10. Redirect attivi per almeno un anno.

È il metodo che applico nelle migrazioni SEO: redirect verificati prima del lancio e controlli dopo. E se il sito nuovo deve farsi leggere anche dagli assistenti AI, continua con la guida sulla GEO.

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02 / Domande

Domande frequenti

Che cos'è la migrazione di un sito web?
È il passaggio di un sito a una nuova versione: nuovi indirizzi delle pagine, nuova piattaforma, nuovo dominio o tutte queste cose insieme. Si parla di migrazione SEO quando il lavoro è fatto in modo che Google ritrovi ogni vecchia pagina nella nuova posizione, senza perdere visibilità per errori evitabili.
A cosa serve il redirect 301?
Dice a browser e motori di ricerca che una pagina si è spostata in modo permanente a un nuovo indirizzo. Chi apre il vecchio link arriva a quello nuovo, e Google mostra nei risultati la pagina di destinazione. È lo strumento principale per non perdere posizioni quando gli indirizzi cambiano.
Come funziona il redirect 301?
Il server risponde alla richiesta del vecchio indirizzo con il codice 301 e con il nuovo indirizzo. Il browser carica subito la nuova pagina; Google, quando ripassa, registra lo spostamento come permanente, mostra la destinazione nei risultati e la tratta come pagina valida. Funziona solo finché il redirect resta attivo sul server.
Per quanto tempo vanno tenuti i redirect?
Google chiede di tenerli il più a lungo possibile, in genere almeno un anno: è il tempo che serve per trasferire i segnali ai nuovi indirizzi. Se le vecchie pagine ricevono ancora visite o link, conviene lasciarli anche oltre: se li togli, chi arriva da vecchi link e segnalibri trova una pagina di errore.
Come faccio a sapere se il mio sito è indicizzato?
Una ricerca su Google con site: seguito dal tuo dominio dà un'idea, ma il dato affidabile è in Search Console. Il rapporto Indicizzazione delle pagine dice quante pagine sono nell'indice e perché le altre no; lo strumento Controllo URL mostra lo stato di un singolo indirizzo e permette di chiederne la scansione.
Quanto tempo ci vuole per indicizzare un sito su Google?
Non c'è un tempo fisso. Per una pagina o un sito nuovo Google indica circa una settimana prima che inizi a scansionare e indicizzare; per lo spostamento di un sito piccolo o medio, alcune settimane perché la maggior parte delle pagine risulti passata ai nuovi indirizzi. Nel frattempo le posizioni possono oscillare.
Se rifaccio solo la grafica perdo posizioni?
Se indirizzi, testi, titoli e link interni restano uguali, il rischio è basso. Ma un restyling tocca quasi sempre anche titoli, contenuti e velocità di caricamento, e sono tutte cose che Google valuta. Conviene confrontare vecchio e nuovo prima del lancio, pagina per pagina.
Meglio 404 o 410 per le pagine eliminate?
Per Google è lo stesso: tratta nello stesso modo tutti gli errori 4xx, tranne il 429, e considera la pagina non più esistente. Il 410 dice soltanto che la rimozione è voluta. Entrambi vanno bene quando la pagina non ha un equivalente; se un equivalente c'è, serve un redirect 301.
03 / Fonti

Fonti

  1. Site moves and migrations, Google Search Central, 2026
  2. Redirects and Google Search, Google Search Central, 2026
  3. How HTTP status codes affect Google's crawlers, Google Search Central, 2026
  4. Change of Address tool, Guida di Search Console, 2026
  5. Page indexing report, Guida di Search Console, 2026
  6. Block Search indexing with noindex, Google Search Central, 2025
  7. Introduction to robots.txt, Google Search Central, 2025
  8. Build and submit a sitemap, Google Search Central, 2026
  9. Web Vitals, web.dev, 2024
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Marco Pappalardo

Sviluppo siti e web app su misura per le aziende e ci metto dentro l'AI dove porta valore: agenti in chat e al telefono, automazioni, SEO e GEO.

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